Recensione di Pat Steele di Manuela Fraire 

 

Pat Steele e' nata a Brighton ma e' cresciuta in Cornovaglia. Di quella terra, la cui punta estrema si chiama significativamente "no mans land", porta con se' lo spirito avventuroso e solitario.

Perche' Pat come molti suoi conterranei abbia sentito un bisogno di spaesarsi, tanto forte da andare a vivere in una casa di pietra e legno piantata in mezzo di un paesino al nord della Sardegna, non e' dato sapere, ne' la sua ironica gentilezza e neanche la sua ospitailta' autorizzano domande indiscrete.

Le sue opere che con self-irony lei stessa definisce "kitchen paintings", sono un piccolo lavoro di giocoso understatement. Forte della tradizione illustrativa inglese e della memoria delle fiabe ascoltate da bambina Pat is propone allo sguardo degli altri attraverso l'inesaurabile gamma di interpretazioni ironiche (autorironiche?) proposte dai suoi animali che, senza parere, fanno verso (quanto benevolo non e' chiaro) al mondo improbabile degli esseri umani.

Se il senso dell'avventura testimoniato dallo stile di vita scelto, l'ha spinta fino nel cuore di un'isola solitaria assolata quanto quella di provenienza, e' celata con discrezione dietro le immagini dell'infanzia che Pat utilizza come un personalissimo vocabolario, fa copolino in ognuna delle sue opere che sono un incontro felice di innocenza e malizia. Uno scherzo ben riuscito della nostalgia quando si fa memoria.

Manuela Fraire

                                                                                     

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