II nuraghe Iselle, sito a due chilometri da Buddusò,
acquista maggior importanza per le sue leggende. Si dice fra l'altro che
uno sconosciuto, maestro d'arte divinatoria, giunse in tempi antichissimi
a Buddusò e venne ad Iselle alla ricerca di straordinari tesori. Si sa che l'arte ha i suoi limiti ma l'immaginazione non ne
ha, quindi l'uomo dove non può appagare la ragione si compiace di
secondare la fantasia. Essa, pur rimanendo eternamente giovine, con
sbrigliata spontaneità, crea e forma. Si dice, col solito carattere
popolare ed ingenuo, che alla fine dell'alto medioevo, il nuraghe era
fonte di terrore per gli abitanti dei paesi circonvicini. Gli antri
tenebrosi di questo edifìcio arcano, misterioso, servivano di rifugio ad
una masnada di birbe matricolate che mettevano col loro brigantaggio, a
dura prova gli incauti passeggeri che transitavano nelle vicinanze. Si
dice, ed i vecchi lo confermano anche oggi, che i ruderi del nuraghe
nascondano fra le macerie anfore piene di monete d'oro, giarre ricolme di
oggetti preziosi, ziri di raro pregio per la loro rarità, cofani con
perle e gemme di immenso valore per la loro bellezza, ecci. ecc. Uno sconosciuto, maestro d'arie divinatoria, giunto a
Buddusò dal lontano paese di Perdasdefogu, chiamò a sé un drappello di
uomini forti e coraggiosi, e con la promessa di lauti guadagni, li
convinse a seguirlo fino ad Issile per la scoperta di un ingente tesoro. Lo sconosciuto lungo il viaggio andava ripetendo ai
compagni di ventura, gli ultimi ammonimenti: «coraggio, silenzio e sangue
freddo. La vostra forza d'animo nell’affrontare le difficoltà ci
schiuderà le porte della felicità. Le arti subdole delle forze internati
non prevarranno ». I lavori di scavo ebbero inizio allo scoccar della
mezzanotte. Le tremule fìammelle di due candele di cera nera fugavano le
tenebre, e nel silenzio, mentre cadenzati e continui si facevano sentire i
colpi di piccone, l'incognito biascicava preghiere da un libro ingiallito
dal tempo e dall'uso. Dalle macerie smosse, sbucò un serpente lungo,
grigio-azzurro, di corpo robusto, squamoso, con la lingua bifida, con due
denti Apparve poi una donna di fattezze mostruose, discinta,
brutta come una megera. Aveva le mani e i piedi armati di artigli come
un'arpia, le mammelle Tratto tratto facevasi sentire una voce cavernosa che si
perdeva lontano lugubremente. Gli scavatori clandestini, a tal vista
deposero gli attrezzi e si diedero a precipitosa fuga scoparendo nella
notte fonda. Altre chiacchiere del popolino credulone ed ignorante
attestano che tra le viscere della terra si insinua una lunga galleria che
mette in comunicazione il nuraghe Iselle col nuraghe Ruju. I meandri
conserverebbero tuttora immensi tesori, gelosamente custoditi da animali
favolosi che, come il dragone, hanno l'agilità dell'aquila, la forza del
leone e la coda di serpe. Alcuni speleologhi improvvisati, avidi di ricchezze,
scomparvero tra quelle tortuosità scabrose e digraziatamente non
trovarono la via del ritorno. O perirono di fame o lasciarono la vita
nelle fauci dei mostri che ancora esisterebbero benché in numero
limitatissimo. L'asperità del luogo se contribuisce a renderne difficile
la cattura, rende di conseguenza diffìcile e lenta l'estinzione della
specie.
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